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Rosario Gallardo

Hacía ya unos meses que yo deseaba hacer una entrevista a Rosario Gallardo, bajo cuyo nombre firma una pareja de dos artistas residentes en Milán: “diveniamo una coppia perfetta condividendo la stessa curiosità spregiudicata e impietosa per la realtà”. Gracias a los dos por el permiso de reproducción de estas imágenes y por la entrevista tan generosamente concedida.

Intervista

Rosario, com’è cominciato tutto? Ci racconteresti la storia di Rosario Gallardo come artista?

Rosario Gallardo nasce il 7 Gennaio 2009; l’embrione si manifesta nel 1985 quando presi coscienza della mia passione smodata per l’obiettivo, cioè essere guardata, vista, raccontata attraverso la ripresa e la fotografia: per essere narrativa, musica, idea nel corpo e nell’azione.  Ma tutto prende vita nel 1997 quando conobbi mio marito che, con la sua passione smodata per l’altro lato dell’obiettivo, costituisce il cinquanta per cento di Rosario Gallardo: così diveniamo una coppia perfetta condividendo la stessa curiosità spregiudicata e impietosa per la realtà. Con lui ho condiviso dieci anni di gestazione durante i quali abbiamo sperimentato molte forme e molti ambiti di ricerca e rappresentazione prima di dare vita a Rosario Gallardo.  Dietro l’Io di Rosario Gallardo c’è un Noi, siamo io, lui prima di tutto, poi anche altri, chi partecipa, chi si vuole mischiare.

Nei prossimi mesi scriverò di più a riguardo sul mio blog, immagino fino ad annoiarvi! www.pornoguerrilla.com

 

Nel tuo lavoro, il tuo corpo è quasi sempre in mostra. Come vuoi rappresentare te stessa al pubblico? Cosa vuoi mostrare… o conoscere?

I’m  always on display. Io sono sempre in mostra, io sono visibile perché sono il soggetto. Quello che vedi non è solo il mio corpo, sono io, è la mia ricerca.  Il sole non fa bella mostra di se? Il mare, la pioggia che scroscia o un gatto a spasso nel prato non sono in mostra: esistono. La Nudità della mia figura è un argomento. Vengo rappresentata attraverso un lavoro che condivido con l’uomo con cui faccio l’amore da 13 anni e con il quale ho due figli.  La mia ricerca è la sua ricerca. Non si tratta solo di come valorizzare esteticamente la mia figura ma di cavalcare assieme la pazzia creativa. Siamo quasi sempre su due fronti diversi e ciò che lui cerca e desidera trasmettere non coincide quasi mai con ciò che io cerco e desidero trasmettere, ma non per questo sono fattori antitetici, anzi, sono complementari. Rosario Gallardo rappresenta prima di tutto la possibilità della coesistenza di due punti di vista opposti e complementari. In compenso ciò che cerchiamo di esplorare ci accomuna: conoscenza ed esperienze del piacere che sta oltre la paura e l’alienazione; l’autenticità; la narrativa di ciò che è ritenuto censurabile o imbarazzante; la dialettica pornografica come mezzo di conoscenza e smascheramento della realtà del profondo e sociale; il gioco.

 

Nelle serie “La Frutta” e “Mugshots” così come nel corto “Will you love me just the same?” intervengono anche corpi maschili. Come vivi la differenza fra sessi? In che modo i ruoli di genere possono essere rilevanti per il tuo lavoro?

Noi adoriamo lavorare con altre persone, e per lo più si tratta di donne solo per questioni circostanziali. Fotograficamente il corpo maschile è bello e la visibilità dei suoi genitali è potente ed osteggiata molto più di quella della donna. Il cazzo in foto ha una dialettica inequivocabile e onesta, un lavoro sul nudo senza genitali è la pazzia più totale ma un lavoro che esclude solo la virilità allora è in malafede. Oltre la fisicità non vivo molto la differenza tra i sessi, mi sento molto femminile e nello stesso tempo molto maschile, fisicamente ciò che manca, se lo si desidera, lo si può sempre avere da un partner, così si è tutte e due le cose assieme. Riguardo i ruoli di genere per me è un argomento di riflessione prioritario, quotidiano, da approfondire nei set per poterne fare un lavoro fotografico e filmico sempre più aderente. Differenze di genere e divisioni sociali, relazioni amorose e sessualità sono il codice binario alla base della nostra società. La politica ha origine dal fallo eretto e da un buco di culo o vagina che sia.

 

Ti vedi come una performer? Perché?

Non lo so se mi vedo come una performer.  Ma in qualche modo lo sono: faccio cose e innesco situazioni per creare esperienze comunicative. Ma è uno stile di vita. E’ una cosa che ho sempre fatto fin da piccolissima, con o senza macchina fotografica o pubblico che sia.

Sono figlia di due psicoterapeuti e sono cresciuta osservando il loro lavoro, conosco bene la potenza di un interpretazione e del mettersi a nudo, per chi guarda e soprattutto per chi lo fa in prima persona. Preferisco fare e proporre esperienze più che performance.

 

A parte le serie di foto e i testi che scrivi per il tuo blog Pornoguerrilla, fai anche performance pubbliche? Esplori altri mezzi di espressione?

Molto meno di quanto vorrei. Milano è una città provinciale e l’Italia non sta vivendo la sua massima espressione culturale, ciò rende difficile per me organizzare grandi progetti a diretto contatto con le persone. Amo Milano ma mi soffoca. Ho realizzato performance via web con l’estero con varie piattaforme di comunicazione audiovisiva. Ad esempio il video “Camgirl” è tratto da una sessione di video-chat che è la fase conclusiva di un lavoro di sei mesi su una piattaforma di video-chat erotiche a pagamento.  Camgirle è un epilogo video, che oltretutto vorrei riformulare. Ho in programma sessioni dal vivo e che coinvolgano il pubblico, se hai voglia e possibilità di invitarci da te a Barcellona sarà un piacere portare i nostri augusti culi a performare nella tua città.

 

Che tipo di feedback ricevi? Come reagisce la gente al tuo lavoro?

Non lascia mai indifferenti. C’è chi ne rimane entusiasta e chi mi critica parecchio, a volte perfino con rancore. E’ il bello d’avere qualcosa da dire. E’ un lavoro di per se carico di significato, a tutti smuove qualcosa, non solo desiderio, ma anche sentimenti, idee, fantasie, paure o rancori profondi, cose che vanno molto oltre me. Il mio lavoro è un portale d’accesso a un mondo che va oltre e che coinvolge tutti, proprio perché dò voce e dignità espressiva a una macro sfera esistenziale che con pretese improbabili cerchiamo di occultare sistematicamente.  Il cuore delle persone si apre ed è come un vaso di pandora, può uscirne di tutto!

 

Trovo davvero stimolante la tua riflessione sugli altri sensi (olfatto, gusto, tatto) attraverso la macchina fotografica (come estensione o protesi della vista). E’ questo che rende Clairgustance diversa dalle altre serie? Hai altri progetti di questa serie in mente?

Clairgustance è un progetto diverso dagli altri nostri lavori sotto vari i punti di vista. E’ modulare ma omogeneo, cinvolge oltre a me e a mio marito altre nove persone che si mettono a nudo e in gioco davanti ai nostri obiettivi. E’ stata un impresa nobile e fortunata.
Non sono foto di un set o di una performance, ma è un reportage di un esperienza collettiva ideata e realizzata per vivere prima che per rappresentare determinate situazioni.

Il progetto si chiamava “Il culo dove si mette il pane” ed era finalizzato a una mostra underground allestita nel giugno 2010 qui a Milano. Abbiamo realizzato sei set che corrispondevano a 6 portate di un pranzo: antipasto, primo, secondo, dolce, caffè, frutta. E’ stato il progetto nel quale più mi sono divertita. Allestivo la tavola e spiegavo agli invitati che la regola era solo quella di giocare col cibo così come non gli era mai stato permesso, di fare quello che la norma vieta, ma ognuno esattamente come e quanto gli pareva. C’è stato chi si è sporcato pochissimo e chi sembrava un bambino di due anni sguazzante nel cibo ridotto a poltiglia. Era folle, regressivo, dolcissimo. Ogni portata è stata consumata da persone diverse, solo io ero presente in tutti i set, a volte più protagonista altre molto meno. Ho scattato molte polaroid. Tutti  mi hanno ringraziato dell’opportunità di giocare che gli ho allestito. Si tratta di giocare, che non è cosa banale, anzi. Ogni set prendeva la forma inerente al temperamento di chi lo animava, una specie di risonanza magnetica del mondo interiore delle persone e delle alchimie che si sono create volta per volta. Io ho guidato pochissimo e con discrezione, ero un contenitore protetto nel quale poter lasciarsi andare, perché è così che si deve fare quando un altro ti apre il suo cuore e ti lascia entrare.

Si, ho in programma un altro progetto simile, sempre col cibo, perché il cibo si presta a questo tipo di esperienza, è pornografico ma è lecito. Quindi si può facilmente proporre e rende bene, molto bene.

 

In uno dei tuoi post poni molta enfasi sulla tua ammirazione per Barcellona. C’è qualche progetto che vorresti organizzare qui? Stai cercando volontari?

Si, vorrei realizzare dei set a Barcellona e uno l’ho già realizzato: pure morning è scattato lì nell’autunno 2010, un altro è già in programma. Anche metà di “Will you love me just the same” è stato girato a Barcellona. Non solo Barcellona è bella e ha una bella luce, ma l’aria di libertà sessuale e creativa che si respira mi aiuta a essere più fertile e spregiudicata. Io combatto aspramente contro le mie paure e il mio censore interiore sempre, Barcellona mi aiuta. I Barcellonesi poi mi danno sempre molte gratificazioni. Volontari proponetevi, vi voglio tutti! Basta scrivere a info@rosariogallardo.com e concordare per il prossimo set. Apprezzo proposte non solo di volontari ma anche per location, presentazioni del progetto, mostre, festival, conferenze, seminari, feste e orge ;) Rosario Gallardo ha tanto bisogno di ampliare le sue esperienze vis à vis col mondo.

Rosario Gallardo

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